Carlo Verdone, Walter Veltroni, Felice Laudadio e lo storico del cinema Alberto Anile sono stati accolti da una grande folla alla presentazione, svoltasi alla Casa del Cinema, di un volume ricco di sorprese e dettagli intimi inediti sulla vita e il lavoro di Alberto Sordi, pubblicato in concomitanza col numero 592 di Bianco e Nero, la più antica rivista di cinema italiana, edita dal Centro Sperimentale di Cinematografia. La pubblicazione, edita con Edizioni Sabinae, è di fatto dedicata all’Alberto Sordi segreto. L’analisi intima è stata possibile grazie al materiale messo a disposizione sia dal Centro Sperimentale, che dalla Fondazione Sordi.

Il materiale inedito che ritrae questo Alberto Sordi inedito è costituito da ventimila oggetti, tra cui copioni, appunti di lavoro, film, lettere materiale audio e video, tutto raccolto dallo stesso Sordi durante la carriera. Una raccolta resa possibile grazie all’accordo stipulato tra l’attore e i produttori dei suoi film, che vedeva il deposito obbligatorio nell’archivio personale di Sordi di tutto il materiale accuratamente prodotto nel corso degli anni, in forma di copia. Tra questi reperti preziosissimi, affiorano dettagli spiazzanti.

Dettagli come le imitazioni di Harry Kissinger, una rilettura del Don Chisciotte, una prima stesura di un progetto mai realizzato sul trombettiere del Generale Custer e perfino un ritratto intimo di Benito Mussolini, interpretato da Alberto Sordi stesso. Carlo Verdone, grande amico ed erede artistico di Albertone, non ha risparmiato la sua opinione profonda e accalorata nei confronti del suo mentore assoluto, ricordando il valore dell’impegno artistico e umano che Sordi ha profuso in decenni di carriera.

Alberto Sordi, nella prima parte della carriera, è stato uno straordinario avanguardista, un rivoluzionario che sovvertiva ogni regola del mestiere, che usava la sua cattiveria esibita nei personaggi per far crescere il suo pubblico, fino a bistrattarlo per generosità appunto. Poi, è vero, con gli anni ha virato verso un conservatorismo più amaro e distaccato, come tutti i grandi che, con l’età, non riescono più a capire il nuovo mondo che li circonda. Una sorte che ha condiviso con tanti altri grandi, da Fellini che mi chiamava al mattino presto per lamentarsi di nuove generazioni che non capiva, o come Balla, il grande futurista che alla fine si ripiegò nella pittura più convenzionale. Ma a uno come Sordi possiamo rimproverare questa straziante tristezza degli ultimi anni?

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