Abbiamo intercettato Golgota grazie all’agenzia Califano Digital, e gli abbiamo fatto qualche domanda su una vasta serie di argomenti, al centro del quale c’è ovviamente il cinema. Godetevi dunque questa intervista a Golgota!
SF: Golgota, ti definisci un geek convinto dell’importanza di nutrire la mente attraverso l’immaginario. Cosa significa per te “immaginare” in un’epoca dominata dal realismo e dall’iper–concretezza?
G: Immaginare significa per me interrompere, con un atto profondamente umano, una tendenza che rischia di essere molto meno umana. L’immaginazione sta alla base dell’evoluzione culturale dell’uomo: ha portato a cercare risposte a domande incredibilmente complesse praticamente senza strumenti, se non la capacità di osservare, ascoltare e dedurre, tre attività che stanno alla base dell’indagine scientifica. Per questo reputo l’immaginazione e il suo utilizzo il primo e fondamentale strumento con cui interrogare il mondo, studiarlo e cercare di comprenderlo. Seguiranno poi tutti gli approfondimenti del caso utilizzando strumenti e metodologie scientifiche, ma il grande errore, che oggi viene perpetuato con solerzia, è separare in attività ben distinte la capacità immaginativa e le sue suggestioni con il c.d. pensiero logico-razionale.
SF: La tua passione per Tolkien nasce in giovane età. Qual è l’elemento della sua opera che più ti ha segnato e che continua ancora oggi a offrirti nuovi spunti di studio?
G: L’approccio problematico ai grandi temi dell’esistenza: non ci sono soluzioni nelle opere di Tolkien, risposte definitive e comode, ma una teoria di domande aperte e spunti di riflessione che spaziano dalla spiritualità alla sensibilità ambientale, dal potere e la sua ammissibilità alla riflessione sulla morte e l’immortalità. Questa complessità, spesso portata avanti con ragionamenti apparentemente contrapposti e contradditori, stimola pensieri e riflessioni senza soluzione di continuità.

SF: Nella tua divulgazione ti concentri molto sulle riflessioni che emergono dai testi tolkieniani. Quali temi ritieni più rilevanti per il mondo contemporaneo e perché?
Tutte! Ritengo le opere di Tolkien estremamente attuali e proprio per il modo estremamente profondo e l’approccio problematico particolarmente adatte ad offrire spunti di riflessione di grande qualità per affrontare temi di grande impatto e attualità.
SF: Ti capita spesso di fare incursioni in altri media, alla ricerca di significati nascosti. C’è un’opera non tolkieniana che di recente ti ha colpito per la sua profondità o attualità?
G: Ritengo i videogiochi un terreno estremamente fecondo di storie in grado di ambire al medesimo livello delle principali e consuetudinarie forme espressive, nell’offrire materia prima con la quale edificare saggezza e consapevolezza. Vedere il media videoludico affrontare temi eterni e delicatissimi come il lutto con l’eleganza e la profondita di Clair Obscur: Expedition 33 mi ha confermato ancora una volta quanto sia importante il messaggio, non la confezione in cui lo si “incarta” e anzi, di fronte
all’abdicazione del cinema a tale ruolo (o per lo meno ad una sua riduzione in termini quantitativi), credo che il videogioco sia finalmente giunto al punto di maturazione giusto per scrollarsi definitivamente di dosso l’etichetta di “giocattolo per bambini”.
SF: La tua attività sembra guidata dal desiderio di connettere il fantastico con la realtà quotidiana. Come riesci a costruire questo ponte tra mondi apparentemente lontani?
G: Ritenendoli non così lontani, ma tutt’altro. L’errore è credere che tutto ciò che è immaginazione sia fuga dalla realtà, escapismo, per utilizzare un termine caro ai detrattori delle categorie del fantastico, ma ciò è una clamorosa mistificazione, che dura ancora oggi. La più grande manifestazione dell’immaginazione è il racconto, attività che accompagna la vicenda umana da sempre.
L’immaginario è per certi versi un linguaggio a sé, che richiede una traduzione per poter essere espresso ad altri interlocutori: ecco perché credo che sia alla base dell’evoluzione culturale, e quindi anche linguistica, dell’uomo. E attraverso questa evoluzione l’uomo ha raffinato la sua comunicazione e questo ha permesso a sua volta il miglioramento del pensiero, in un rapporto di mutuo arricchimento che andrebbe tutelato e incoraggiato invece di denigrarlo, pena l’inversione del processo: del resto, capacità di pensare e linguaggio sono legati indistricabilmente.

SF: Nel panorama attuale della cultura pop, credi che il pubblico abbia ancora “fame” di opere che richiedono riflessione, simbolismo e letture multiple?
G: Ritengo che questo appetito sia insaziabile. Il vero problema è rappresentato da altre “pietanze”, servite in abbondanza a causa del “basso costo” e della rapidità e semplicità di preparazione, che potrebbero dare l’illusione di sazietà. È però questa una sazietà diversa, di breve durata e che non precorre un vero nutrimento, ma il mero soddisfacimento del palato.
SF: Guardando al futuro, qual è la direzione in cui vorresti portare la tua divulgazione? Più approfondimenti su Tolkien, nuovi autori, o magari un progetto trasversale che unisca tutti i tuoi interessi?
Tenendo Tolkien al centro, o comunque molto vicino, grazie alla portata del suo lavoro, credo che estendere la mia divulgazione in più direzioni sia una conseguenza quasi inevitabile! Il dubbio è rappresentato, casomai, dalle mie capacità di riuscire a far tutto!
Come faresti ad invogliare le giovani generazioni a passare più tempo sui libri e meno sui social (sempre che tu creda che siano meglio i primi dei secondi)?
Credo fermamente che i libri siano migliori dei social, ma il pesce va pescato dov’è, non dove vorremmo che fosse. Ecco che una buona (lo spero!) comunicazione on line, arricchita da letture e approfondimenti, condotta con la giusta dose di leggerezza, possa rappresentare un modo efficace ed efficiente di riportare i giovani sui libri!
Ringraziamo Califano Agency per questa intervista a Golgota, che speriamo di incontrare presto a qualche festival di letteratura o rassegna cinematografica!
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