La prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club. Seconda regola del Fight Club: non dovete mai parlare del Fight Club.

Questa è una delle citazioni più iconiche di uno dei film più iconici degli anni ’90. Ha debuttato il 10 Settembre 1999, Fight Club è il film basato sull’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, diretto da David Fincher con Brad Pitt, Edward Norton ed Helena Bohnam Carter tra i personaggi principali.
Si tratta sicuramente di un film che ha portato sul grande schermo tematiche nuove e controverse come violenza fisica, un senso prorompente (e a tratti esagerato) di mascolinità, politica, trasgressione e non è l’unica pellicola che ha avuto il coraggio di prendere questa direzione.

Tra i film scottanti della fine dell’ultimo decennio del XX secolo troviamo anche Pulp Fiction, Il grande LebowskiFargo, Matrix, Ragazze interrotte, American Beauty e la lista potrebbe ancora continuare.
Il cinema è senza ombra di dubbio una delle forme artistiche più vicine alla maggior parte del pubblico attraverso cui si può dipingere non solo un mondo ideale ma anche la realtà normale, quella di tutti i giorni, vissuta dalle persone semplici. Ed è proprio per questo, forse, che il cinema degli anni ’90 ha tutt’oggi ancora un vasto pubblico, persino tra i millennials che decidono di recuperare i film precedentemente amati dai loro fratelli maggiori.

I film degli anni ’90 dipingono una realtà molto più semplice, più innocente. Se prima vedere in una trasposizione cinematografica una donna dipendente dall’alcol ce la faceva apparire come qualcuno che doveva essere aggiustato e rimesso sulla retta via, negli anni Novanta sentivamo la sua vita un po’ come la nostra, eravamo più in sintonia. Ora anche il cinema si era deciso a mostrare la vita nuda e cruda, con le sue violenze, i giochi di potere, il sesso, il sangue, ma anche la depressione, l’ansia, la dipendenza, famiglie distrutte o rovinate, giovani sull’orlo del baratro. Lo vediamo anche nel tipo di linguaggio usato, nello slang e nelle immagini che non hanno paura di mostrare anche “ciò che non è bello”. Tutto è diventato più veloce, più audace, più schizofrenico, appunto.

Fight Club, CinemaTown.it

I protagonisti di alcuni dei classici degli anni ’90 sono schizofrenici. Basti pensare al protagonista di Fight Club, un giovane yuppie di cui non conosciamo nemmeno il nome (chiamato narratore e interpretato da Edward Norton), ansioso, depresso, insonne e schiavo del consumismo che si imbatte in Tyler (Brad Pitt), un venditore di saponette che lo coinvolgerà nella creazione del Fight Club, un circolo segreto i cui membri sono tutti problematici che prendono parte a dei violenti combattimenti tra loro, fino a che non vengono raccolti talmente tanti adepti da sfociare in un gruppo sovversivo eco-terrorista.

Ma se il protagonista inizialmente ci era parso un giovane innocente, capitato in una storia ben più grande di lui che non ha più saputo gestire, alla fine in realtà scopriamo che il narratore e Tyler erano la stessa persona e che il fondatore del Fight Club è stato il narratore stesso (addirittura nella scena del combattimento tra Tyler e il narratore, in realtà il narratore si è picchiato da solo) portando così ai danni causati dal progetto Mayhem. Decide così di autodenunciarsi alla polizia, rivelando il suo piano di far esplodere i più importanti istituti di carte di credito per ristabilire la parità tra le persone e portare il caos.

Ma tutti i personaggi del film sono degli alienati insoddisfatti della propria vita; un altro esempio eclatante è il caso di Marla (Helena Bonham Carter), una donna dissoluta che finge di avere numerosi problemi psicologici pur di trovare un rifugio e un posto dove sentirsi a proprio agio. Come se essere “normale”, sano di mente non fosse più ciò che tutti desiderano nella vita.

Ragazze interrotte (1999) non è da meno: ambientato in una clinica psichiatrica di sole ragazze con svariati tipi di patologie, dai disturbi della personalità borderline all’anoressia, assistiamo a scene di sesso e suicidio portate ad un livello di drammaticità elevata dovuto al fatto che si tratta di persone con problemi mentali.
Oppure ancora, L’esercito delle 12 scimmie (altro classico degli anni ’90 con Brad Pitt) che ci mostra un futuro distopico dove l’umanità è ormai estinta e tutto è frutto di un gigantesco complotto di persone con manie di grandezza che non si fanno problemi a fingersi pazze pur di raggiungere il proprio scopo.

Insomma, una bella manciata di film psicologici da prendere in considerazione durante una serata di pioggia.

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