Per gli Americani, è proprio difficile realizzare un buon remake di un film straniero. Probabilmente perchè ogni film è strettamente connesso al sistema culturale da cui è nato e, quindi, non è detto che l’assimilazione vada a buon fine. Sta di fatto che, ogni volta che giunge notizia di un remake americano di un film straniero, gli spettatori di tutto il mondo iniziano a rabbrividire. Certo, ci sono volte in cui le cose vanno meglio (Let Me In di Matt Reeves è un buon esempio) ma si tratta di singole eccezioni che confermano la regola. Diamo un’occhiata ai dieci peggiori remake americani di film stranieri, sperando che valga come una sorta di guida da seguire per evitare di realizzare altri simili orrori.

The Tourist (Florian Henckel von Donnersmarck, 2010)

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Dopo Le vite degli altri, tutto il mondo si aspettava grandissimi cose da The Tourist, secondo film da regista del tedesco von Donnersmarck. Tutti guardavano con così tanta fiducia al giovane regista da non temere alcunchè quando ha annunciato di voler realizzare il remake del film di Anthony Zimmer del 2005, interpretato da Sophie Marceau e da Yvan Attal. Il cast d’eccezione comprende i nomi di Johnny Depp e di Angelina Jolie, alle loro peggiori interpretazioni. Il problema del film è che elimina totalmente il fascino dell’originale e sceglie la via della commedia old-fashioned priva di mordente.

The Eye (David Moreau, Xavier Palud, 2008)

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Il classico che i Fratelli Pang hanno diretto nel 2002 è stato letteralmente ucciso da questo remake con il solo obiettivo di lanciare il nome di Jessica Alba. Il film, purtroppo, non ha nulla dell’originale. La sua capacità di terrorizzare e la filosofia estetica alla base del prodotto dei Pang è andata a farsi benedire. Il duo francese Moreau-Palud è arrivato quando la febbre del J-Horror era ormai arrivata ai suoi minimi storici. The Eye è privo di invenzioni e di trovate ma ricco, in compenso, di noia e di mediocrità. Senza dubbio, i Fratelli Pang avrebbero preferito un remake molto più coraggioso anzicchè questo che ha ucciso la moda dei remake degli horror asiatici e che ha incassato nel mondo 60 milioni di dollari.

The Uninvited (The Guard Brothers, 2009)

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The Uninvited è un classico assoluto su come rovinare un gran film in grado di spaventare genuinamente il proprio pubblico. Cosa non doveva essere fatto? Beh, di sicuro, non doveva essere preso come modello per un remake A tale of two sisters, il perverso pezzo d’arte di Jee-woon Kim, e non doveva essere coinvolta nel cast Elizabeth Banks. Poi, si doveva evitare a tutti i costi l’atmosfera da horror old-fashioned che risulta totalmente artificiosa e priva di mordente. A tratti, il film non è male ma non ha nulla della carica disturbante dell’originale, uno dei migliori horror asiatici di sempre. Da allora, i due registi non hanno diretto più nulla, ma hanno fatto uno dei remake americani peggiori di sempre.

Taxi (Tim Story, 2004)

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Probabilmente, Taxi è uno dei peggiori film di tutti i tempi e uno dei remake americani altrettanto brutti. Il film diretto nel 1998 da Luc Besson è divertente e ha dato vita a tre sequel. La grande capacità di Tim Story risiede nell’aver saputo trasformare un film che riusciva ad intrattenere in una sorta di aberrazione. Il cast comprende Jimmy Fallon (che non è mai stato così tanto a disagio), Queen Latifah e Gisele Bundchen. E pensare che la co-protagonista del film di Besson era Marion Cotillard. Eravamo su un livello totalmente diverso.

I miei problemi con le donne (Blake Edwards, 1983)

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L’uomo che amava le donne non è il miglior film di François Truffaut ma, di sicuro, è di gran lunga superiore al remake firmato nel 1983 da Blake Edwards. Il film è interpretato da Burt Reynolds e da Julie Andrews e rappresenta uno dei punti più bassi della carriera del regista, che aveva già perso da un po’ il suo tocco. Gli attori sono totalmente disinteressati a ciò che stanno facendo e non c’è traccia della dolcezza e della nostalgia che dominavano il film di Truffaut. Nel film di Edwards, le donne sono semplici ossessioni per il protagonista maschile. Che gran errore!

Diabolique (Jeremiah S. Chechik, 1996)

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Cosa sarà passato in testa ai responsabili Warner Bros per mettere in cantiere il remake di un grandissimo film francese uscito ben quarant’anni prima? Il film in questione è I diabolici di Henri-Georges Clouzot. L’originale è diventato un cult assoluto del cinema noir mondiale. La versione del 1996, invece, può vantare Sharon Stone, Isabelle Adjani e Chazz Palminteri nel cast ma è un tentativo totalmente agonizzante di realizzare il remake di un capolavoro. Oggi il regista lavora prevalentemente in TV. Tutti hanno capito che non è portato per la suspense e per il thriller, ma lo è anche troppo per i remake americani più sconcertanti.

City of Angels (Brad Silberling, 1998)

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Di sicuro, non era necessario realizzare il remake de Il cielo sopra Berlino. Il capolavoro di Wim Wenders è una sensibile meditazione sulla condizione umana, sulla relazione con la società e sul modo in cui gli esseri umani sono connessi. Il film del 1998 diretto da Brad Silberling, invece, è l’opposto: ovvero, la storia di un angelo che, per amore, decide di farsi uomo. Non si accenna minimamente alla dimensione universale dell’amore ma è tutto concentrato sul versante privato della vicenda. Nel 1998, il film ottenne un buon risultato al botteghino. D’altronde, Meg Ryan e Nicolas Cage, all’epoca, erano due star del cinema mondiale. Peccato che City of Angels non abbia minimamente contribuito a ricordare ulteriormente Il cielo sopra Berlino.

Oldboy (Spike Lee, 2013)

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Il film di Park Chan-Wook si è affermato come uno dei lungometraggi coreani migliori di sempre grazie all’uso smoderato della violenza e al ritmo compassato, nonostante tutto. Oldboy prendeva in esame il concetto di vendetta e la ricerca della propria identità in un mondo crudele e malvagio. Dieci anni dopo, Spike Lee ne ha realizzato un remake in grado di non deludere le aspettative per quanto riguarda il versante action. Tuttavia, il trattamento psicologico è stato davvero scadente. Mentre l’interpretazione di Min-sik Choi è difficile da dimenticare, la stessa cosa non può essere detta di quelle di Josh Brolin, Samuel L. Jackson, Sharlto Copley ed Elizabeth Olsen. Il film è ricco di sangue ma i personaggi sono costruiti davvero male. Peccato che uno dei classici del cinema del nuovo millennio abbia subito questo brutto trattamento.

Godzilla (Roland Emmerich, 1998)

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In effetti, è abbastanza sorprendente che Godzilla sia stato americanizzato soltanto nel 1998 grazie all’omonimo film diretto da Roland Emmerich. Realizzato nel 1954, meno di dieci anni dopo Hiroshima e Nagasaki, il Godzilla giapponese è un’incredibile riflessione sulla violenza umana contro la natura e contro i suoi abitanti. Il film americano è un pasticcio di effetti speciali invecchiati malissimo (persino peggio dei trucchi artigianali dell’originale), ha un pessimo cast totalmente da dimenticare. Nel 2014, Gareth Edwards ha realizzato uno dei remake americani più fortunati e, stavolta, è andata nettamente meglio.

Il prescelto (Neil LaBute, 2006)

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Il numero uno della lista non poteva che essere Il prescelto. La stramba commedia con Nicolas Cage è il remake di The Wicker Man, capolavoro realizzato nel 1973 in grado di sviluppare alla perfezione l’aspetto creepy della vicenda e le riflessioni di natura religiosa e morale. Il film è il pessimo tentativo di sintetizzare sul grande schermo le ansie del regista. Nicolas Cage interpreta un detective che cerca la figlia in una società matriarcale. Il fatto che il racconto si trasformi in qualcosa di assolutamente ridicolo non fa per niente ridere, purtroppo per cast e crew e per i remake americani. Terribile! P.S. Da qualche giorno, è uscito al cinema Midsommar, una sorta di remake molto libero di The Wicker Man. Com’è andata stavolta?

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