Minoranze a Hollywood: l’industria apre le porte, che in realtà restano socchiuse

Un report dell’UCLA mostra, attraverso dati del box-office e i premi consegnati, come le minoranze a Hollywood vadano bene nei TV show ma non nei film.


Con gli Oscar conclusisi da qualche giorno, che hanno visto un certo rinnovamento e la vittoria di eccellenti attori e registi, è il caso di tirare un po’ le somme e far quadrare i conti su quell’ambiente che negli ultimi anni sta facendo parecchio parlare di sé, nel bene e nel male. Hollywood è il mondo che tanti di noi sognano, un caleidoscopio di colori, glitter, sfaccettature di ogni tipo, fautore di valori morali ma anche del semplice e leggero intrattenimento e, nell’ultimo periodo, promotore della diversità e del rinnovamento, soprattutto se va controcorrente. Donne e minoranze a Hollywood hanno registrato molteplici guadagni nell’area della televisione ma non è tutto oro ciò che luccica perché, secondo un report emanato dal Ralph J. Bunche Center per gli Studi Afro-Americani presso lo UCLA, il successo delle minoranze in televisione non si riflette allo stesso modo nel cinema.

Old Story, New Beginning

Minoranze a Hollywood CinemaTown.it

Il Dottor Darnell Hunt, decano delle scienze sociali presso l’UCLA, ha detto che:

(…) la TV sta andando molto avanti per quanto riguarda le minoranze e le donne, ma non i film. Tutte le aree hanno ancora tanta strada da fare in questo senso.

Il report, intitolato Old Story, New Beginning, è il sesto consecutivo svolto dal centro in sei anni e pone l’attenzione sul fatto che la nazione nel 2017 – l’ultimo anno preso in esame – era composta dal 40% dalle minoranze e che la percentuale non farà altro che aumentare negli anni a venire. Questo report prende in esame 167 film rilasciati nel 2017 e 1.316 show mandati in onda in tv sia via cavo che in piattaforma dal 2016 al 2017. Hunt aggiunge:

I successi per la televisione negli ultimi sei anni sono dovuti all’esplosione dei programmi originali. Ci sono stati sei titoli Netflix nel 2011-12 e 93 nel 2016-17. I millennials sono quelli che consumano prevalentemente i show digitali. È la loro piattaforma preferita, quindi la diversità è un must.

Il report sulle minoranze a Hollywood dice:

Nonostante ci siano stati successi importanti per il gruppo dal precedente report (soprattutto in televisione), le persone di colore rimangono sotto-rappresentate in tutte le industrie di occupazione stando ai dati del 2016-17.

Le minoranze a Hollywood nei film

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Il report fa riferimento ai numeri al box-office e agli indici d’ascolto televisivi per avvalorare la sua tesi e, anche se i dati alla mano risalgono a prima di Black Panther (2018), film che ha battuto gli incassi al box-office ed è stato anche nominato agli Oscar, ci sono altri film precedenti che lo sorpassano, in quanto:

le minoranze hanno fatto vendere la maggior parte dei biglietti per 5 dei 10 film della top ten del 2017

tra cui Star Wars: gli ultimi Jedi, con John Boyega tra i protagonisti, e Fate Of the Furious, diretto da Gary Gray, con il suo cast multi-culturale. Per non parlare di La forma dell’acqua (2017) di Guillermo del Toro che ha vinto l’Oscar come miglior regia, guadagnando anche ben 64 milioni di dollari negli USA e in Canada e poco meno di 200 milioni globalmente, superando perciò Black Panther. Ma si sa che i guadagni non sono un indice di vittoria dell’Oscar.

Eppure non basta: il report rimprovera Hollywood perché preferisce ancora realizzare prodotti in cui le minoranze rappresentano solo l’11% dell’intero cast. Il Dottor Hunt fa notare come gli Academy Awards, insieme agli Emmy Awards, siano un ottimo catalizzatore per promuovere la diversità nell’industria cinematografica. Questo è quello che dice a proposito all’NBCBLK:

Tutti stanno parlando della controversia attorno agli Oscar. Ma se impedisci a questi progetti sulla diversità di avere i loro premi, stai praticamente dicendo che non sono della stessa qualità, ma gli studios e i network vogliono invece essere associati a prodotti di qualità.

In confronto ai loro colleghi maschi, le donne hanno guadagnato terreno in 7 dei 12 impieghi chiave di Hollywood rispetto al precedente report – tra ruoli principali, registi, sceneggiature, reality – ma rimangono comunque sotto-rappresentate su tutti i fronti nel 2016-17. Hunt dice che i progressi fatti nei film rimangono vaghi.

Nonostante ci siano film come Wonder Woman e Black Panther ci sono ancora le stesse identiche persone nell’esecutivo. Se non ti catalizzi sulla diversità, probabilmente stai deprimendo il tuo business.

Hunt sottolinea anche che le nuove prove supportano ritrovamenti provenienti da vecchi report e che l’aumento di diversità nell’audience americana preferisce rivolgersi anche a contenuti diversificati nell’ambito cinematografico e televisivo. Nel report si legge:

I film con un cast contente minoranze che vanno dal 31% al 40% godono del più alto box office globale, mentre quelli con un cast non troppo variegato ottengono un ritorno di investimenti nella media. Per contrasto, film con un cast omogeneo nella razza e nell’etnia godono della performance più povera.
Sfortunatamente l’industria è molto più lenta nell’accettare la verità che il suo successo è dovuto oggi (e domani) all’audience alla quale loro bramano e che vuole vedere diversi talenti dietro la camera – nella sedia del regista, nella stanza di scrittura, e nelle suite degli esecutivi. Le opportunità perse, come questa serie di report ha documentato, non sono buone per lo scopo finale di Hollywood.

Le minoranze in TV

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Per quanto riguarda la televisione, rispetto alle minoranze a Hollywood, questa risponde in maniera diversa. Ad esempio, otto delle 10 migliori sceneggiature che il pubblico tra i 18 e i 49 anni preferisce guardare ha un cast composto al 21% da minoranze. This Is Us della NBC trasporta la fiaccola, seguito da Empire su Fox e Grey’s Anatomy di ABC. Inoltre, il numero dei show creati da persone di colore è raddoppiato tra il 2011 e il 2012 e tra il 2016 e il 2017. Anche se le nomination agli Emmy, come quelle degli Oscar, non sono aumentate molto per gli attori non-bianchi e i registi non-bianchi, Hunt è comunque ottimista riguardo la crescita della diversità sul piccolo schermo. Secondo lui è un qualcosa che va di pari passo con lo sviluppo della tecnologia.

Penso che ci troviamo in un nuovo territorio. Penso che sarà difficile per la televisione tornare alle sue origini. Penso che la TV si sia resa conto del cambiamento demografico nello stesso momento in cui ha abbattuto la tecnologia. Lo streaming i servizi on-demand hanno davvero cambiato tutto.

E dietro la cinepresa?

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Quello che forse preoccupa di più è quello che avviene dietro la telecamera. Sempre secondo il report, la percentuale di scrittori di colore creditati nella top-ten dei film era molto bassa negli ultimi sette anni presi in esame dalla serie di report – 7.6% nel 2011 e quasi identica (7.8%) nel 2017. I registi di colore sono ancora sotto-rappresentati con un punteggio di 3:1; gli sceneggiatori di colore lo stesso, con un 5:1. E anche se i numeri in televisione non rappresentano in proporzione la popolazione diversificata della nazione, non sono comunque più ottimisti.

Tuttavia, bisogna ammettere che almeno per la TV, contrariamente alle minoranze a Hollywood nel settore cinematografico, la percentuale di creatori di show sulla televisione via cavo è aumentata a 11.2% durante l’arco di tempo tra il 2016 e il 2017. Il miglior guadagno si è avuto per il digitale e lo streaming, come Netflix e Amazon Prime, dove i produttori di colore hanno avuto un boom dal 6.2% nel 2013-14 al 16.5% nel 2016-17. Hunt interviene di nuovo:

Per me, l’unica domanda è “Riuscirà l’Hollywood che sta dietro la cinepresa ad adattarsi a quello che sta accadendo davanti, ovvero iniziare ad aprire le porte portando dentro più persone di colore? Perché, di nuovo, questi numeri sono molto più bassi di quello che dovrebbero essere. Questo è necessario affinché le storie che vengono raccontate risuonino delle esperienze dei diversi gruppi che convivono in America in quanto è ciò che le persone stanno chiedendo.

Per Jason Blum l’essenziale, per le minoranze a Hollywood, è che l’industria cambi. La sua compagnia da miliardi di dollari, la BlumHouse, è stata costruita apportando quanti più membri diversi possibile. La sua azienda ha prodotto il film di Spike Lee nominato agli Oscar, BlaKkKlansman, e quello di Jordan Peele anch’esso nominato, Get Out.

Non assumiamo registi diversificati per vincere premi. Non assumiamo donne perché è la cosa giusta da fare. Assumiamo la diversità perché assumiamo il meglio. Assumiamo la diversità perché è ottimo per il business. Abbiamo avuto tanti anni di film e TV show popolati da persone come me. È tempo che gli artisti che stanno sia davanti che dietro la cinepresa abbiano lo stesso aspetto che ha il mondo che li circonda.

Forse, con la vittoria agli Oscar di quest’anno di Spike Lee, Green Book, Mahershala Ali e Alfonso Cuarón, nonché le nomination di Black Panther e BlacKkKlansman le cose per le minoranze a Hollywood inizieranno a cambiare e il vento soffierà in poppa anche per le minoranze. Una domanda però ora sorge spontanea, sia ad Hollywood che al Dottor Hunt e i suoi colleghi: e i disabili?

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