Come spiegato da Variety, l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences non cambierà le sue regole di ammissibilità agli Oscar, nonostante le precedenti speculazioni secondo cui le società di streaming avrebbero ricevuto un giro di vite sulle loro pratiche di rilascio cinematografico, quando intendono competere per i maggiori premi cinematografici. Una riunione del Board of Governors di martedì scorso ha votato a favore del mantenimento dello status quo, secondo cui ogni lungometraggio può essere considerato come valido per la corsa agli Oscar purché abbia una proiezione minima di tre volte al giorno per sette giorni nei cinema di Los Angeles. I film possono poi essere distribuiti sulle piattaforme – che siano Netflix, Amazon Prime Video o Disney+ – a partire dal primo giorno di rilascio cinematografico. John Bailey ha dichiarato:

Sosteniamo l’esperienza delle sale cinematografiche come parte integrante della settima arte, e questo ha pesato molto sulle nostre decisioni. Le regole attualmente in vigore richiedono una distribuzione teatrale e consentono anche un’ampia selezione di fil, presentabili nella corsa agli Oscar. Studieremo ulteriormente i profondi cambiamenti in corso nel nostro settore.

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La riunione imminente del Board of Governors, sembrava dover essere una vera e propria guerra contro Netflix, combattuta dall’establishment cinematografico e le piattaforme streaming. Questi ultimi, si trovano sempre più padroni delle produzioni di alto livello, firmate da registi di serie A alla disperata ricerca di un pubblico col quale comunicare. Il caso di Roma, di Alfonso Cuarón – lungometraggio in lingua spagnola girato in bianco e nero e vincitore di tre premi Oscar – è stato emblematico, in quanto finanziato e distribuito da Netflix.

Il film ha avuto un’esclusiva distribuzione teatrale di tre settimane, prima di diventare disponibile su Netflix. Questa mossa non ha placato le grandi catene di sale cinematografiche statunitensi, che in genere richiedono una distribuzione minima di novanta giorni prima che i film possano essere rilasciati in home video o on demand. Dopo la cerimonia degli Oscar 2019, è stato riferito come Steven Spielberg si volesse prodigare per preservare l’intrattenimento cinematografico classico, proponendo alla Board una riconsiderazione delle regole d’accesso agli Oscar.

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Dopo gli ultimi Premi Oscar, Hollywood era terrorizzata dalla concorrenza spietata di Netflix e Amazon, sopratutto considerato il grande sforzo che gli streamer hanno affrontato per rafforzare il loro ranking ai premi di alta categoria, e alla grande affluenza di talenti prelevati dagli studios tradizionali. Il contesto ha quindi mosso gli animi di diverse strutture non solo cinematografiche, come nel caso di Jeffrey Katzenberg e del Dipartimento di Giustizia, che poteva intercedere nella questione tra Netflix e Hollywood per quanto riguarda gli accordi anticoncorrenziali. Perfino Helen Mirren non si è risparmiata il suo commento poco lusinghiero nei confronti di Netflix, ma alla fine, tutto il trambusto non sembra essere servito.

L’Academy si è comunque occupata anche di altre questioni durante la riunione. Un cambiamento significativo infatti arriverà nella gestione dei film in lingua straniera, quest’anno capeggiata appunto da Roma. La categoria è stata rinominata, e da ora dovrebbe chiamarsi miglior lungometraggio internazionale. Larry Karaszewski e Diane Weyermann, co-presidenti del Comitato per il lungometraggio internazionale, hanno dichiarato:

Abbiamo notato che il riferimento alle produzioni estere con l’appellativo “straniero” è obsoleto all’interno della comunità cinematografica internazionale. Riteniamo che la riqualifica di International Feature Film rappresenti molto meglio questa categoria, e promuova una visione positiva e inclusiva del cinema e di questa arte come esperienza universale.

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