La famiglia tradizionale nel cinema, nei cartoni e nelle serie tv

American Beauty, Baby, I Simpson… ecco i prodotti televisivi e cinematografici che mostrano come la famiglia tradizionale non sia quella perfetta.


Si sa, il cinema è la prima delle sette arti in grado di mostrarci perfettamente la vita reale vissuta da noi tutti i giorni, spesso mettendo alla berlina quelle che sono le sue incongruenze, le sofferenze, i dolori, gli aspetti negativi e brutali, ma sapendo anche elogiare e sottolineare quelle che sono anche le sue parti più belle, più felici, più gioiose, in modo da aiutarci a vederle quando da soli non ci riusciamo. I film, le serie tv, persino i cartoni animati trattano di tantissime tematiche che ci sono familiari: viaggi, avventure, amori, morte, amicizie, biografie di personaggi di successo, famiglia tradizionale e così via. Tantissime volte le cose che guardiamo in TV o al cinema sono stati lo specchio di noi stessi, ci siamo riconosciuti nei volti dei personaggi, nei loro accadimenti, nelle loro vite o addirittura ci abbiamo riconosciuto qualche nostro amico o parente.

Ma, se il cinema e la televisione sono un riflesso della vita reale, della quotidianità, un elemento che quasi sempre viene mostrato è quello della famiglia, tema caldo dell’ultimo periodo: famiglia acquisita, famiglia allargata, famiglia arcobaleno ma soprattutto famiglia nucleare, conosciuta oggi più comunemente come famiglia tradizionale, quella formata da padre, madre, figlio, figlia (o magari più figli), qualche animale domestico, una bella casa nel quartiere più ricco della città, con un prato sempre curato e la staccionata bianca tanto cara al pater familias che – per amore dei figli – prima o poi costruisce sempre una casetta sull’albero più bello del giardino o eventualmente mette un’altalena sul retro.

Tantissimi sono i prodotti hollywoodiani che hanno cercato di dare un esempio di questo aspetto, polemizzando soprattutto, mostrando quanto in realtà questa famiglia “tradizionale”, così tanto glorificata e vista come perfetta incarnazione del progresso socio-economico di un paese, primo modello di ogni società e suo nucleo fondante, unico posto in cui esiste l’amore e in cui i figli crescono felici ed equilibrati. Ma non è sempre così, anzi, non lo è quasi mai. Ecco dieci prodotti, tra film, serie TV e cartoni animati che mostrano gli aspetti più orrendi e ipocriti della famiglia tradizionale.

American Beauty: il padre “perfetto”

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Non si poteva non iniziare questa lista senza mettere American Beauty al primo posto, film del 1999, vincitore di 5 premi Oscar, 3 Golden Globe e 6 BAFTA, ma soprattutto rappresentante l’apoteosi del fallimento della famiglia tradizionale. Le vicende sono quelle della famiglia Burnham, tutt’altro che felice e appagata; il padre Lester (Kevin Spacey) dovrebbe essere lo specchio del padre di famiglia medio dell’America contemporanea, con una vita perfetta e una famiglia tranquilla, ma in realtà è un impiegato che odia il proprio lavoro, è depresso e si è arreso alla propria vita grigia e senza spessore. La madre Carolyn avrebbe anche un ottimo lavoro da agente immobiliare ma non riesce a vendere nulla, si sente una fallita e finisce per tradire il marito.

La figlia Jane, probabilmente percependo inconsciamente le difficoltà dei genitori, è insoddisfatta della famiglia e ha una bassa autostima. L’apice dell’orrore però lo raggiunge Lester, quando si invaghisce dell’amica della figlia, bella, vanitosa, popolare e minorenne. Comincia a fare dei sogni erotici su di lei pieni di petali rossi, i suoi sensi si risvegliano, comincia a prendersi più cura del proprio fisico e riprende in mano la propria vita ottenendo ciò che aveva desiderato. Solo quando la ragazza gli rivela di essere vergine lui riesce a resistere alle sue avance e ha ritrovare la lucidità. Il film è un’analisi sul sentimento dell’amore, sulla bellezza, sulla sessualità e sul materialismo ma è chiaro come qui la famiglia tradizionale è tutt’altro che felice e perfetta.

Atypical: non è tutto oro ciò che luccica

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Atypical è la serie Netflix che ha addolcito i cuori di tutti, sensibilizzando su un tema complesso e sconosciuto come l’autismo. I Gardner sono una semplice famiglia del Connecticut dalle abitudini normali e dalla vita piuttosto tranquilla. Una tranquillità a volte infranta dal fatto che il figlio maggiore, Sam, si trova nello spettro dell’autismo e fatica a stare al passo con i ragazzi della sua età, ad avere delle relazioni “normali” e comportamenti di un qualsiasi adolescente. Per lui tutto deve essere perfettamente calcolato e organizzato. Ma il problema non è questo, Sam non ha nulla che non va, semmai sono i coniugi Gardner che ad un certo punto ci mostrano come le cose possano precipitare da un giorno all’altro.

La famiglia tradizionale di Atypical mostra una madre che ha rinunciato a sé stessa in tutto e per tutto

La madre, Elsa, è la tipica madre casalinga che si occupa della casa, che prepara il pranzo per la famiglia e che ha rinunciato a sé stessa, al proprio lavoro per essere la guardiana di quel figlio in difficoltà. Sarà proprio questa mancanza di “una vita fuori dalle questioni del figlio”, una vita fatta di sacrifici e rinunce non volute a portarla tra le braccia di un giovane cameriere con cui tradirà il marito Doug. Uno sbaglio commesso in un momento di fragilità e perdita della propria identità che spesso può accadere a una donna che fa la madre h 24. Quando poi Doug lo scoprirà, non riuscirà mai a perdonarla e la caccerà di casa.

Questo cosa ci fa capire? Che è normale che Elsa abbia trasgredito sentendosi smarrita e trascurata da quel marito che invece avrebbe dovuto capirla? Che è lecito per una persona andare a cercare consolazione altrove quando a casa nascono le prime difficoltà? O ha ragione Doug a non volerla perdonare? Sicuramente quello che capiamo è che l’amore non basta – e in questa famiglia di amore ce n’è tanto – quando la fiducia viene a mancare. E sono problemi che possono sorgere tanto nella famiglia tradizionale quanto in tutte le altre.

The Handmaid’s Tale: la donna oggetto

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Tanto ci sarebbe da dire su questa serie distopica basata sull’omonimo romanzo di Margaret Atwood che ha creato una società in cui le donne sono divise in tre categorie: le Mogli che dominano la casa e sono sposate a uomini ricchi e con incarichi importanti, le Marta che fanno loro da domestiche, e le Ancelle, ragazze fertili il cui scopo è quello di riprodursi per dare alle famiglie che le possiedono dei figli. Uteri che camminano, in parole povere. Tanto ci sarebbe da discutere sul ruolo della donna e dell’uomo in questo show, ma concentriamoci sulla famiglia.

La famiglia tradizionale di The Handmaid’s Tale è basata sul totale distacco fisico ed emotivo

La società è ovviamente basata sulla tipica famiglia tradizionale fondata sul matrimonio tra uomo e donna e sulla necessità di procreare (l’omosessualità, per esempio, viene punita con la morte). Il sesso non esiste perché è considerato peccato, è abominevole. Le mogli non giacciono con i propri mariti, non si baciano nemmeno, non c’è alcuna passione e di certo non c’è amore. Ma anche se ci fosse è impossibile riuscire a farlo sopravvivere. Il sesso è ridotto a rito, mero atto penetrativo praticato dal padrone di casa all’Ancella al solo scopo di eiacularle dentro e inseminarla. Senza troppi giri di parole, si parla di stupro perché l’Ancella non si può opporre.

Naturalmente, anche con tutte le brutture e le ingiustizie di questo mondo siamo ben lontani dall’avere qui una società basata su questi principi, ma non si allontana molto da certe idee dei politici più conservatori e bigotti e da quelle sette religiose più estremiste. Per aggiungere il peggio al peggio, mentre le Mogli se ne stanno a casa a fare le Mogli e le madri, pure e caste, i mariti se ne vanno nei bordelli a ubriacarsi e andare con le prostitute. Ipocrisia su ipocrisia. Vorremmo davvero crescere i figli in una società in cui – certo, non ci sono più crimini, le cose funzionano bene e l’economia prospera – ma dove manca l’amore e dove parte della popolazione è privata dei diritti fondamentali?

Shameless: colpe dei padri

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Shameless è la rappresentazione perfetta di una famiglia disfunzionale che vive nel South Side di Chicago, il borgo più disastrato dove vivono tutte le famiglia più povere dell’America contemporanea, a volte criminali, a volte semplici “brave” persone a cui la vita non ha concesso tante opportunità. Come i Gallagher, appunto. Frank Gallagher è il tipico padre di famiglia bianco che ha avuto la bellezza di ben sei figli. Una manna dal cielo per il prosperare dell’economia americana. Peccato che non sia così. Il padre è disoccupato, alcolizzato e dipendente da droghe. Non vuole lavorare e non ha mai aiutato i figli in alcun modo.

La madre, Monica, è bipolare ma ha sempre rifiutato di prendere le medicine, cosa che l’ha portata ad avere atteggiamenti lesivi nei propri confronti e nei confronti dei figli, come ad esempio l’abbandono e il tentato suicidio. I due hanno messo al mondo i figli solo per l’incapacità, o la pigrizia, di usare le protezioni. I figli hanno cercato di fare del loro meglio per sopravvivere senza alcun tipo di appoggio essenziale – quello dei genitori – ma non sono stati immuni dalle problematiche famigliari; dopotutto, la mela non cade lontana dall’albero, si dice, e l’alcolismo può essere una cosa ereditaria. Insomma, i Gallagher avrebbero potuto essere una famiglia tradizionale perfetta e funzionante, ma hanno fallito su tutti i fronti.

Bates Motel: traumi

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Bates Motel è la serie con protagonisti Vera Farmiga (Norma Bates) e Freddie Highmore (Norman Bates), rispettivamente madre e figlio, che presenta una delle problematiche più “orribilmente scontate” in una famiglia nucleare all’apparenza perfetta. Veniamo infatti a scoprire che il marito di Norma era violento ed era solito picchiarla, finché non viene ucciso dal figlio che lo colpisce con un ferro da stiro, senza averne però consapevolezza in quanto soffre di alcuni disturbi mentali che lo rendono pericoloso. Non solo, ma Norma da giovane veniva anche abusata dal fratello, convinto di avere con lei una relazione sentimentale, lasciandola pure incinta. Insomma, una bella famiglia tradizionale di sani principi.

August: Osage County – parenti serpenti

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Il detto “parenti serpenti” è noto a tutti e tutti abbiamo qualche parente in famiglia che non sopportiamo o che ha smesso di parlarci. Il film August: Osage County, oltre ad accogliere una serie di attori eccezionali come Maryl Streep, Julia Roberts, Ewan McGregor e Benedict Cumberbatch, racconta di una famiglia in cui l’amore e l’unione non sono proprio al centro dei loro rapporti. Eppure rappresentano una famiglia tradizionale numerosa dell’America rurale e piuttosto benestante.

La famiglia Weston si riunisce nella casa dell’infanzia al funerale del padre, morto suicida perché depresso. Ma nessuno di loro vorrebbe stare lì perché hanno tutti di meglio da fare, come andare avanti con le proprie vite, che sopportare la madre malata o i fratelli più o meno problematici. Sarà in questa occasione che si scopriranno alcuni altarini, fra cui astio e gelosie e addirittura un vecchio tradimento che porterà alla luce il fatto che uno dei cugini è in realtà un fratellastro. Insomma, non uno degli ambienti più felici.

Baby: figli alla ricerca dell’indipendenza

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Baby è la serie televisiva Netflix puramente italiana che ha fatto parlare di sé perché tratta delle reali vicende delle baby-squillo del quartiere dei Parioli di Roma. La questione qui è complessa e di certo non univoca, ci sono tutta una serie di cause e conseguenze che probabilmente nemmeno i quotidiani di cronaca sono riusciti a chiarire del tutto. Ma attenendoci a quello che mostra la serie TV, si può chiaramente vedere quanto i rapporti famigliari siano importanti e quanto un malessere all’interno della famiglia possa essere la causa di comportamenti nocivi.

I protagonisti di Baby provengono tutti da una famiglia tradizionale dove nessuno è felice

Quelli di Baby sono adolescenti che cercano indipendenza, che vogliono viversi la propria età ma che allo stesso tempo si sentono caricati di responsabilità e pressioni che non sono pronti ad affrontare, ma non hanno dei veri confidenti con cui sfogarsi. Ludovica è la prima che vediamo lottare nel tenere in mano la propria vita, con un padre che l’ha abbandonata per costruirsi una nuova famiglia e una madre che a volte sembra dimenticare di avere una figlia.

Poi c’è Chiara Altieri che aveva la famiglia perfetta, due genitori benestanti e amorevoli fino a che non scopre dei tradimenti del padre, di cui sua madre era a conoscenza ma che non ha mai voluto divorziare perché era importante salvare le apparenze in cui è molto più importante quello che mostri di quello che sei davvero. E quello che mostri – nella più totale ipocrisia – non deve mai essere ciò che sei. Persino Damiano Younes, che è figlio di un importante e ricco uomo politico e quindi potrebbe avere tutto ciò che desidera, non è affatto felice. Nessuno di loro è felice eppure provengono tutti da una tipica famiglia tradizionale.

Harry Potter: i Dursley

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Ha senso tenere in considerazione un film fantasy per parlare di una questione sociale importante come questa? Harry Potter, dopotutto, lancia tanti messaggi e accende tante discussioni anche su tematiche politiche come morali ed etiche. Quando pensiamo ai Dursley, quello che sicuramente NON ci viene in mente è una famiglia amorevole. Per Harry non lo sono stati di certo. Anche se non lo picchiavano e non ne abusavano, lasciarlo senza mangiare per giornate intere, rinchiuderlo in un ripostiglio e mentirgli sulle proprie origini può comunque essere considerato un comportamento violento nei confronti di un bambino. Ma Harry non era loro figlio, era solo un ragazzino non voluto piombato nella loro tranquilla e ordinaria casa.

I Dursley sono la tipica famiglia tradizionale che vive di apparenze, ma con tanti scheletri nell’armadio

Amorevoli lo sono stati nei confronti del loro vero figlio, Dudley. Non gli hanno mai fatto mancare nulla, non lo sgridavano mai, lo lasciavano libero di fare quello che voleva – persino mangiare e diventare obeso – gli facevano un sacco di regali per il compleanno… E allora, in cosa hanno fallito? Nel fatto che lo hanno viziato. Troppo. Un ragazzino a cui viene concesso tutto, persino di guardare la TV tutto il giorno o sgridare i propri genitori quando non viene accontentato o urlare perché ci sono meno regali del compleanno precedente non può maturare in una persona tranquilla, equilibrata, generosa e con dei sani principi.

Insomma, non stupisce che Dudley sia diventato un bullo e… J.K. Rowling non ci dà altre informazioni su di lui, ma la sua vita adulta non può essere immaginata come piena di successo e di buoni rapporti, specialmente con una plausibile moglie. Insomma, i Dursley sono la perfetta immagine di una famiglia tradizionale bianca, dalla vita noiosa e ordinaria – ottima per uno spot pubblicitario dei biscotti della Mulino Bianco – e un prato sempre ben curato ha fallito su tutti i fronti.

The Hours: la famiglia nell’America dei sogni

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The Hours è un particolare e struggente film che vede protagoniste tre donne di tre epoche diverse, tra cui l’autrice di romanzi modernisti Virginia Woolf. Ma la storia su cui poniamo il focus è quella di Laura Brown (Julianne Moore), moglie di un veterano della seconda guerra mondiale e madre di un bambino piccolo, incinta del secondo. Apparentemente la famiglia – tradizionale – sembra vivere la vita perfetta nell’America degli anni Cinquanta, immersi in quel famoso “American dream” dove tutto pare essere perfetto. Eppure Laura è infelice, soffocata da una vita che le sta stretta, una vita che sembra più un incubo per lei e l’unico modo che trova per uscirne è il suicidio. Così, lascia il bambino dalla babysitter e si ritira in una camera d’albergo. Ma cambia idea.

La mia vita precedente era la morte. Ma io ho scelto la vita.

Dice Laura alla fine, quando scopriamo che dopo la nascita della bambina aveva abbandonato la famiglia – provocando un grave trauma nel figlio – e non si è mai pentita.

I Simpson: la famiglia Van Houten

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I Simpson sono la satira creata da Matt Groening che mette alla berlina molti aspetti contraddittori e ipocriti della società, specialmente quella Americana, mostrando come le cose vanno veramente, ovvero tutt’altro che perfette. Il personaggio di Milhouse Van Houten è tra quelli che più ci fanno pena: insicuro, depresso, ansioso, impopolare e bullizzato da tutti. Come il padre. Più pena di Milhouse ce la fa suo padre, divorziato dalla moglie che non lo può più vedere e per questo lui è costretto ad andarsene via di casa e a vivere in un piccolo appartamento nel quartiere dei padri soli. In diversi episodi li si vede litigare.

Senza contare che viene confermato che i due sono pure cugini, implicando quindi che c’è un incesto. Questa famiglia non fallisce del tutto in quanto i Van Houten si rimettono insieme e si risposano, tuttavia può essere un interessante spunto di riflessione sul fatto che una famiglia perfetta non esiste e quella nucleare non è la migliore solo perché ci sono un uomo e una donna a crescere dei bambini. Anzi, spesso e volentieri sono queste le famiglie che nascondono i peggiori dispiaceri e le peggiori ipocrisie. O sono quelle in cui, a volte, manca persino l’amore.

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